Scuola di non violenza
Un progetto per sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la cultura della competizione selvaggia con quella della cooperazione, l'esclusione con l'accoglienza, l'individualismo con la solidarietà, la separazione con la condivisione, l'arricchimento con la ridistribuzione, la sicurezza nazionale armata con la sicurezza comune.
PREMESSA
L’O.N.U. ha proclamato il periodo 2001-2010 "Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del Mondo".
L’obiettivo è “mobilitare l’opinione pubblica a livello nazionale e internazionale per costruire e promuovere una cultura di pace, facendo leva sull’impegno individuale e sul coinvolgimento delle istituzioni e delle organizzazioni a tutti i livelli, da quello internazionale a quello locale. In ogni paese, città o quartiere la cultura della pace può essere affermata in molti modi diversi, lavorando per sradicare le profonde cause culturali della violenza e della guerra, come la povertà, l’esclusione, l’ignoranza e lo sfruttamento.”
L'educazione alla pace e ai diritti umani è l'educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia e nel resto del mondo. Le istituzioni scolastiche, gli Enti Locali, le Regioni, il mondo dell'informazione e, più in generale, tutte le agenzie educative devono contribuire a sviluppare la cultura della pace e dei diritti umani.
L'educazione alla pace non è una nuova materia da aggiungere agli altri insegnamenti.
L’educazione alla pace è educazione:
* ai diritti umani,
* alla democrazia,
* all’intercultura e alla convivenza,
* alla solidarietà,
* allo sviluppo,
* alla nonviolenza,
* ai conflitti,
* alla mondialità
* alla legalità.
L’educazione alla pace non si limita all'insegnamento dei valori e dei principi ma è orientata all'azione.
L’educazione alla pace non è responsabilità esclusiva di un soggetto predeterminato ma risultato dell’azione congiunta, coordinata, continuativa di tanti soggetti diversi per collocazione, finalità istituzionali, posizione e ruolo sociale: autorità scolastiche nazionali e territoriali, Enti Locali, Regioni, studenti, insegnanti e organizzazioni della società civile.
La ricerca della collaborazione paritaria tra tutti questi soggetti diventa condizione necessaria per un’azione educativa efficace. Studenti, insegnanti, autorità scolastiche, associazioni ed enti locali possono unire competenze, esigenze, risorse valorizzando il protagonismo di ciascuno e costruendo una fitta rete di attività che deve divenire sempre più quotidiana e ordinaria.
Non sembra possibile, oggi, educare le nuove generazioni alla pace quando esistono, nel contempo, una visione della vita e un modo di vivere che si basano spesso sulla violenza.
Una delle maggiori preoccupazioni scaturisce dal sostanziale dogmatismo e dall’univocità del modello culturale dominante proposto dalla società adulta, soprattutto attraverso i mass media.
Il nucleo centrale di questo modello si sintetizza nella valorizzazione dell’idea di “consumismo” e del possesso dei “beni materiali”.
Se a ciò aggiungiamo il disorientamento delle famiglie a svolgere il ruolo peculiare che devono avere nella società, si comprende la difficoltà ad educare i bambini fuorviati da tali paradigmi di disvalori che si ripercuotono negativamente a livello di rapporti umani, dominati in molti casi dalla forza e dalle ingiustizie che si scaricano sui più deboli e sui meno garantiti nella nostra realtà scolastica quotidiana; osserviamo sempre più frequentemente atteggiamenti di passività, mancanza di interesse o di capacità attentiva, unitamente a comportamenti egocentrici, nevrotici e spesso aggressivi, comportamenti che derivano dalla logica del “tutto per me”, e del “tutto dovuto”.
Tali atteggiamenti, se non saranno corretti in tempo, cresceranno con l’età, fino a diventare aspetti della personalità, modi di essere e così, come spesso succede, ci troveremo a meravigliarci di come mai degli individui apparentemente tranquilli esplodano in assurde violenze.
Se, come ha detto Maria Montessori: ”Compito dei politici è difendere la pace, compito degli educatori è costruirla”, tocca a noi proporre modelli educativi alternativi che siano validi, estensibili e che portino le nuove generazioni al superamento dell’aggressività individuale e sociale che deriva dalle incertezze, dalle paure e, di conseguenza, a credere in un futuro di vita che sia un intreccio di giustizia, certezze e valori.
OBIETTIVI
Il progetto "Scuola di Nonviolenza" si propone:
* di realizzare seminari e dibattiti nelle scuole;
* suscitare una vasta mobilitazione educativa diretta principalmente a diffondere tra i giovani la cultura della pace e dei diritti umani e un maggiore impegno a loro sostegno;
* promuovere un ampio dibattito sul ruolo della società nella costruzione della pace e nella promozione dei diritti umani, in sintonia con i programmi dell’O.N.U., dell’Unesco e dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani;
* coinvolgere il maggior numero di scuole di ogni ordine e grado, sollecitando l'avvio di concrete attività di educazione alla pace e ai diritti umani;
* promuovere l'inserimento permanente dell'educazione alla pace e ai diritti umani nei programmi scolastici di tutte le scuole di ogni ordine e grado;
* promuovere la collaborazione tra studenti, insegnanti, Enti Locali e associazioni per la diffusione della cultura della pace.
ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO
L’Offerta formativa della Scuola di Nonviolenza sarà calibrata sulla base dei destinatari dei seminari e dei corsi. Si prevede la realizzazione di moduli per:
* bambini e ragazzi in accordo con gli Istituti scolastici;
per adulti mediante una proposta formativa da realizzare in modo intensivo e quindi utilizzando le strutture ricettive della zona;
* per operatori della pace, volontari e in generale per coloro che desiderano partecipare a corsi di aggiornamento;
* per artisti e quanti intendono partecipare ai progetti del gruppo Alia, intraprendendo in questo modo un’azione di orientamento e formazione alla nonviolenza.
Gli insegnamenti della Scuola riguarderanno più discipline, ma quelle principali sono:
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MICRO E MACRO COSMO |
Permette di apprendere la giusta umiltà nei confronti degli altri esseri viventi |
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ETOLOGIA |
La conoscenza degli animali permette di acquisire il necessario rispetto verso tutti gli esseri viventi e di sensibilizzarsi all’ambiente |
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GIOCOLERIA, CLOWNERIA, ATTIVITA' CIRCENSI |
Attraverso il gioco e l’attività fisica si impara a socializzare, ridere e capire le proprie capacità espressive attraverso anche la musica, la pittura e le altre forme artistiche |
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YOGA, SPIRITUALITA’ |
Si imparano le tecniche di meditazione, concentrazione, riflessione, moralità |
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VOLONTARIATO |
Come acquisire coscienza alla solidarietà |
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MINIMALISMO |
Consumo misurato delle risorse globali |
FASI
Prima fase: Iniziative Per La Discussione Nelle Scuole Dell’Umbria:
a) Coinvolgimento di alcune scuole elementari dei Comuni della Provincia di Perugia, per la realizzazione di un laboratorio didattico sul tema della non-violenza, dell'integrazione e dello scambio tra popoli. Si farà particolare attenzione a quelle classi caratterizzate da una presenza consistente di bambini stranieri. Il fine del laboratorio non è quello di trasmettere un concetto morale, ma quello di trasmettere che cosa sia concretamente la "non-violenza", nel rapporto con l'altro in quanto non crediamo che esista un punto di vista che sia assoluto. Non riteniamo pedagogicamente corretto imporre la nostra opinione a ragazzi che presumibilmente non hanno ancora chiara la propria posizione. Il laboratorio rappresenta una profonda esperienza educativa essendo un'occasione di incontri e contatti finalizzati ad una conoscenza reciproca e ad una conseguente riflessione sul concetto di alterità e appartenenza. Da tale esperienza intendiamo far emergere i propri atteggiamenti, stereotipi, pregiudizi e paure a riguardo. Ma l'obiettivo non è tanto quello di stabilire un modo corretto di intendere il rapporto con l'altro, quanto quello di sensibilizzare i bambini alla questione, aprendo in loro uno spazio di riflessione che maturerà negli anni. Centrale sarà il tema del rispetto dell'Altro, in quanto persona con un proprio bagaglio culturale, una propria storia, e delle diversità che lo identificano, come momento di crescita personale e di arricchimento interiore.
b) Studio delle figure che hanno svolto un ruolo attivo nella pratica e diffusione degli ideali di non violenza.
La metodologia didattica prevede l'utilizzo di forme comunicative universali quali il disegno, la musica, la fiaba e il gioco. I principi su cui è impostato il laboratorio si rifanno ai recenti studi di pedagogia interculturale. Sono previsti discussioni di gruppo all'interno delle quali inseriremo anche nozioni della vita di Gandhi e di Capitini che serviranno come esempi di differenti modi di costruire un rapporto con l'Altro, fondato sul rispetto e la dignità umana.
Seconda fase: iniziative per la discussione nelle scuole della Provincia di Perugia:
1. sul pensiero dei maestri della non violenza;
2. sulla presenza, nella storia dei paesi e delle civiltà di figure che testimoniano orientamenti non violenti, al fine di valorizzare gli elementi in comune tra le diverse civiltà
Terza fase
Illustreremo le testimonianze raccolte, da Alia nel corso degli anni. I documenti di viaggio saranno sotto forma di disegni, racconti, atti teatrali, strumenti musicali, oggetti e giochi tradizionali.
Insieme a questi ingredienti, ci sarà l'aggiunta di documentari e filmati da mettere a disposizione delle scuole e degli enti come atto finale del progetto.
La scelta di un'indagine in campo scolastico, è nata dall'intenzione di tessere, viaggiando, una trama di connessioni, che correranno su un medesimo filo, creando così una sorta di baratto culturale tra i bambini dei differenti paesi incontrati e quelli delle nostre scuole in Italia.
METODOLOGIA
Il Progetto va collocato all’interno di un modulo pedagogico “problematizzante”, cioè di una pedagogia della domanda e della ricerca che, attraverso il lavoro di gruppo, permetta di analizzare le differenti situazioni che si affrontano e di evidenziare ciò che è possibile fare per cambiarle in meglio: da ciò ne consegue un modo di agire e di osservare dinamico e non statico che annulla l’idea, spesso radicata, che la pace e la non violenza siano soltanto un’utopia.
Inoltre, il criterio dell’esperienza personale e dell’osservazione diretta è determinante poiché permette di far maturare una coscienza attenta, vigile e partecipativa ai problemi della comunità circostante; molti possono essere i rilevamenti e le esplorazioni territoriali attinenti all’educazione alla pace e alla non violenza, naturalmente se questi vengono proiettati nel contesto di più ampi rapporti. In altre parole, imparare ad “agire localmente per pensare globalmente”.
Sul piano razionale, il criterio metodologico più valido, ci sembra quello che propone l’accoglienza, lo scambio e l’approccio interpersonale di natura “reciproca”, contrapposto a quello più tradizionale a carattere unilaterale (domanda-risposta/comando-obbedienza).
In conclusione, il progetto è una esperienza che segue un percorso didattico interculturale-interdisciplinare e, di conseguenza, seguirà i criteri della:
* circolarità;
* apertura;
* trasversalità;
avvalendosi di educatori consapevoli, disponibili, attenti e flessibili ai cambiamenti, vale a dire educatori pronti a cambiare se stessi per mantenere, all’interno della relazione, il cambiamento.
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Attività |
Anno 2006 - 2007 |
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1° mese |
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4° mese |
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6° mese |
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10° mese |
11° mese |
12° mese |
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Preparazione/organizzazione progetto |
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Sistemazione attrezzature destinate al progetto |
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Pianificazione |
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Pianificazione dei percorsi didattici |
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Inizio e svolgimento attività |
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Valutazione e risoluzione dei problemi |
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Valutazione dei risultati ottenuti e verifica con quanto preventivato |
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Incontri con le parti interessate durante il percorso |
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Scambio di informazioni con altre associazioni interessate al progetto |
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LUOGHI
Giomici, un piccolo borgo tra Valfabbrica e Casa Castalda, formava un tempo assieme a Biscina, Caresto, Coccorano ed altri, il sistema difensivo di Gubbio al confine con Perugia. Per questo Giomici ha avuto un ruolo di primaria importanza nella storia del XIII e XIV secolo, ed è stato teatro di scontri e continue conquiste e riconquiste da parte delle città stato vicine.
Al centro di una grande proprietà di 160 ettari, sulla cima di un colle che sovrasta la cittadina di Valfabbrica, sorge con le sue torri ed i suoi bastioni il bel Castello di Giomici.
Qui, nell'antico borgo del 1100 i proprietari hanno ristrutturato ambienti da destinare all'ospitalità di quanti sappiano apprezzare l'indimenticabile fascino di un soggiorno in tale contesto storico e naturale nella quiete più assoluta. Tra i grandi filari delle vigne, o nella vastità dei prati dove liberi pascolano cavalli avelignesi e mandrie di bovini di razza chianina, il tempo assume dimensioni del tutto inusuali.
L'Umbria mistica ed artistica, con le sue città d'arte è a pochi minuti d'auto.
Tutto ciò fa di Giomici il luogo ideale per accogliere il progetto “Scuola di non violenza”.
