Marcia del sorriso 2004

11/09 Perugia e Bologna
La Carovana del Sorriso, progetto di arte nonviolenta promosso dall’associazione Alia, parte da Perugia in mattinata e arriva a Bologna, P.zza Maggiore, accolta da 600 persone. Fra loro si riconoscono Le donne in nero, il gruppo boy scout, la rete Lilliput e Azione Nonviolenta. Fra loro, si apprezzano autorita’, il gruppo emergency, I vigili del fuoco,artisti , intellettuali bolognesi, amici, parenti e curiosi richiamati dal Bus con la bandiera della Pace e dalla danza, fra musici, mangiafuoco, mangiaspade, pagliacci, giocolieri e ballerine, co,incia la festa proprio sotto al Nettuno del Giambologna. Gli artisti presentano il loro spettacolo ispirato al mito di Orfeo, in cui si alternano mostri, giganti, spadaccini, draghi sputafuoco, che minacciano la giovane Euridice (impersonata da Melissa Stevens), ma Orfeo, col potere della sua cornamusa riuscira’ nel finale a tramutare il lato oscuro dei malvagi, in una luminosa melodia, trasformano i cavalieri della morte in pagliacci, il boia in mangiaspade, i draghi in mangiafuoco, i politici corrotti in burattiani del circo.

Durante lo spettacolo vengono lette frasi tratte da Saggi di Gandhi e Capitini, fra ogni singolo spettacolo, la pausa di riflessione, in questo modo diventa un momento attivo e dinamico di elaborazione interiore. Cerchiamo un dialogo con il pubblico su temi attuali e comuni, poniamo le basi per lasciare tracce di nonviolenza dentro ognuno di noi, attraverso un approccio diretto alle discipline Gandhiane : la forza dei collettivi e il potere della parola nelle piazze.

Nel giorno del terzo anniversario dell’attentato alle torri gemelle, un gruppo d’artisti internazionali, riuniti dall’Associazione Culturale Alia di Perugia, lancia un grido di protesta contro le ideologie vuote e violente, e lo fa dalle piazze, direttamente rivolto a chi non accetta la violenza come strategia di compromesso, contro il dividi et impera, contro il potere del monopolio dei media.Venti artisti di strada si incontrano e partono da Bologna verso l’India, per denunciare la bassa consapevolezza delle societa’ moderne..

13-14/09 Torino
Il centro sociale Belville ospita la rassegna internazionale di artisti distrada. Il suo progetto raggruppa 150 buskers da tutta Europa e si trasforma in una festa indimenticabile dove ognuno a voce esprime la sua speranza. La Carovana del sorriso si completa, ora si siamo tutti a bordo del Bus e del camper. Il direttore Fausto Carloni , Maurizo Serafini piper dei Mortimer Mc Grave e Ogham, Mago Lapone e Roland del Circo Giarasole, Claudio Borghi il fachiro, Viruta e Sudor e i loro burattini , Marco del Teatro Claudicante, Andrea Niccolai e Gabriele Bassoli, le due chitarre acustiche, Laksmy Valnei Umana alle percussioni, Melissa Stevens la fotagrafa americana, Paolo alla cambusa, il piccolo Elio (2 anni) ed Elena, la sua mamma documentarista, Antonio e Patricia, video-operatori freelance. Oltre ai costumi e agli strumenti musicali, portiamo con noi, per un lungo viaggio, damigiane di vino biologico umbro, scorte di cibo donato da sponsor, materiale da campo donato dai Vigili del Fuoco di Bologna per la popolazione della citta’ terremotata Bam, 20 quadri ispirati al tema della nonviolenza, generoso e simbolico omaggio per la Fondazione Gandhi di New Delhi.

16-17/09 Lubiana (Slovenia)
Il Pullman della pace e' partito. Come in un sogno utopico volge la prua verso est, sulla via degli antichi mercanti della seta, e si affida al mondo. A quel mondo che ancora crede nella convivenza, nel rispetto delle culture, nella pace e nella compassione. Una testimonianza, come un granello di sabbia in un deserto, ma pur sempre vissuta sulla pelle di dodici artisti di strada. E' facile parlare di pace dai nostri comodi divani di casa, piu' difficile è viverla giorno per giorno. A partire da noi stessi che, gomito a gomito, viviamo tutto il giorno uno accanto all'altro dentro un Pullman. La prima tappa è Lubiana, la citta' fondata da Giasone che scappo' dalla Grecia insieme agli argonauti dopo aver rubato il vello d'oro al re Aital. Una citta' dal sapore austro ungarico, linda e ben organizzata. Sorprende per l'oculata ristrutturazione e per il dedalo di piste ciclabili di cui e' fornita. Facciamo il primo spettacolo:la gente si ferma, e' sorpresa, divertita. Una pennellata di colore e poi verso Belgrado.

Il viaggio ha sempre piccoli problemi, alla frontiera, per problemi di visto nonhanno fatto entrare Patricia, la nostra regista e documentarista colombiana, ma ci raggiungera` in Turchia. Abbiamo fatto una parata per strada distribuendo volantini sul pensiero di Gandhi. La gente ci chiedeva come poter applicare questo approccio non violento in questo mondo cosi` incontrollabile, dove l`individuo si sente impotente in un sistema sociale troppo rapido e cinico. Non abbiamo la risposta... la cercheremo insieme... Davanti a noi gli occhi penetranti di bambini dalla risata facile in cui spicca un forte contrasto fra una mimica dura e tesa e un sentimento divertito e caldo. Clown, giochi con passanti, musica incantevole con la piva e il tamburo, la chitarra, comicita` distratta dal tramonto, che fra i pensieri del quotidiano si infiltrano sottili in dimensioni di sogno lucido. Grande attenzione al fachiro mangia spade e sputa fuoco, con sguardi increduli, fra riflessi incendiati, tutti noi sembravamo proiezioni uscite dal grigio delle nuvole.

20-22 Settembre Belgrado (Serbia e Montenegro)
La carovana e`giunta a Belgrado proprio nel giorno delle elezioni del sindaco della capitale, comprendiamo quindi il fermento delle autorita`e della gente che vive una fase di profondo cambiamento locale. Siamo accampati in un parcheggio e in realta`il tempo e`poco per rimanere. A un primo approccio la citta`sembra voler abbandonare la memoria e pensare alla nuova era politica...vecchi palazzi, segno indelebile del totalitarismo, rimangono rovine nella metropoli, sostituiti da nuovi colossi in vetro e acciaio, specchi del capitalismo fino al cielo. La gente appare vivace ...non sara` difficile creare un cerchio attraverso il quale stabilire, con decisione, una connessione di idee sul concetto della nonviolenza come approccio comunicativo, con gli spettacoli della carovana Alia.

Giornata particolare. Tutto e' immobile, fermo. La gente sembra rilassata nel suo passeggio domenicale. In realta' e' in trepida attesa per i risultati elettorali. Ne va del destino della Serbia. Siamo ancora in Europa ma le guglie ortodosse gia' ci avvicinano a Costantinopoli. Anche il Pullman, pur cosi' colorato e vistoso, passa anonimamente nel fermento mediatico. Di far spettacoli in strada non se ne parla. Tutto e' rigorosamente bloccato e controllato. Partiamo per la Turchia nel primo pomeriggio. Passiamo la frontiera che e' notte. Siamo stanchi e affamati. Decidiamo di fermarci al primo villaggio che incontriamo. Una piazzetta, un ristorantino, una ventina di uomini seduti ad oziare. Impatto incredibile. Facce esterrefatte nel vedere il nostro bizzarro bus. Mano a mano il gelo si scioglie e prende piede la curiosita'. Ci tempestano di domande. Un pullman che va in India? Siete matti. Artisti di strada? Che significa? Ci fanno mangiare e bene. Ci offrono del te'. Dalle case circostanti sono usciti altri uomini incuriositi. Si forma un crocchio di un centinaio di persone attorno a noi. Ne approfittiamo per tirare fuori il nostro strampalato circo. Dal bus delle meraviglie i mangiatori di fuoco, i giocolieri, i musici, i mangiatori di spade. Risate e applausi fragorosi.

25 Settembre - 2 Ottobre Istanbul (Turchia)
Finalmente Istanbul, porta d'Oriente. Incontriamo Giorgio e Violetta, gli argentini. Sono qua da quattro giorni. Per risparmiare le burocrazie di frontiera sono giunti direttamente dall'Italia in nave. Siamo ospiti nel parcheggio privato, proprio nel cuore della citta', dell'Istituto Culturale Italiano che ci mette a disposizione anche i bagni. Il direttore, ex viaggiatore, e' molto carino con noi. Sale sul bus e ci da buoni consigli per il prosieguo del viaggio. Stasera verra' a cena con noi a casa di Ludwig, un tedesco organizzatore del festival Tunel, uno dei piu' grandi d'Europa di artisti di strada. Anche lui si sta dando da fare per noi e ci ha rimediato i permessi per fare il nostro spettacolo in strada. A cena verra' anche Pinar, ragazza 25enne, responsabile turca del Social Forum Internazionale e del Comitato di emancipazione delle donne turche. Istanbul e' una megalopoli bella e ben tenuta come una citta' europea ma dal sapore d'Oriente. Ragazze vestite interamente di nero passeggiano accanto ad altre in minigonna e con i piercing ostentati. Negozi di alta tecnologia accanto a bancarelle di artigianato e di fronte ai centri commerciali ancora i pasticceri ambulanti. Dobbiamo mettere a posto uno spettacolo che ancora vive di numeri isolati e ha bisogno di trovare un'unita' di intenti. Ora che siamo tutti potremo mettere insieme le singole e disparate esperienze artistiche. Domani mattina cominceremo le prove.

Istanbul, odori e profumi che ti confondono. Siamo qui al centro culturale italiano nel giorno della sentenza se far entrare la Turchia nella comunita' Europea. Stiamo organizzando qualche spettacolo nel prosieguo del nostro progetto. Il nostro autobus colorato suscita una corrente affettiva unica ed entra con molta naturalezza nel cuore della gente. La musica ed il teatro creano quelle relazioni umane e culturali che stanno alla base di ogni dialogo ed intesa, senza maschere ne paure di giudicare od essere giudicati scendiamo dal nostro mezzo ed offriamo quello che sappiamo fare. Ci ripagano con sorrisi e inviti che arricchiscono il nostro animo. Poi le lunghe discussioni tra gesti e mimiche che si spengono all'alba di una giornata speciale. Molti di loro non possono viaggiare cosi conoscono il mondo attraverso viandanti occasionali.

Andiamo a cena a casa di Ludwig, anche se siamo tutti stanchi. Le fatiche del viaggio si fanno sentire. Abbiamo invitato anche il direttore dell'Istituto Culturale Italiano. Formiamo una delegazione: Maurizio, Roland il nostro tedesco come Ludwig, Fausto, Giorgio e Violetta gli argentini. Portiamo una tanica di 20 litri di vino bianco italiano. Spariranno nel corso della serata. Arriviamo in un vecchio palazzo. Quarto piano. Arrivo sfinito, ma che casa... Arazzi indiani, porte di legno intarsiate, mattonelle dipinte a mano e un terrazzo che si affaccia sul mondo. Istanbul e' tutta ai nostri piedi. Le torri, i minareti, la moschea di Santa Sofia, il porto, i canali e il cielo stellato. Ci sono poeti, musicisti e artisti provenienti da tutto il mondo. C'e' un compositore jazz di Istanbul dalle fattezze indiane e decisamente effemminato, ci sono tre pittrici della Germania est, bionde intellettuali e Mohamed, musicista iraqeno di Bassora con la moglie francese di Marsiglia. C'e' un percussionista turco di darbouka e tamburi a cornice, c'e' un suonatore di violino iraniano di Teheran, una ragazza iraniana non meglio identificata, ma semplicemente bellissima, accoccolata sopra il suo bull terrier, Pinar la turca che fa politica, responsabile del Comitato dei diritti delle donne turche, il direttore dell'Istituto Italiano e ci siamo noi. Si chiacchiera, ci si conosce incuriositi seduti attorno ai tavolinetti disposti nel bellissimo terrazzo panoramico. Ognuno proveniente da posti e culture diverse eppure cosi' vicini.

Mohamed l'iraqeno tira fuori il suo strumento, l'oud, un liuto arabo e accompagnato dal violinista iraniano e dal percussionista turco, comincia a cantare canzoni in arabo della sua terra. Tutto sembra armonizzarsi in una melodia divina.

Ankara (Turchia) 3-8 Ottobre, fine settembre
Li avevamo lasciati nella Capitale Turca, con la presentazione del progetto su Canale 8, e alle numerose rappresentazioni al Parco dei Cigni, in pieno centro dellla citta', in una cornice fantastica, quasi una bolla di pace in mezzo a quercie, platani bianchi, animali acquatici e bambini allegri. Di vitale importanza I canali offerti dal Centro di Cultura Italiana di questa citta’, fra cui ha spiccato l’interesse e il desiderio di divulgazione del Dr. Uberto Malizia.

La nostra presenza e' stata gradita e proprio il giorno dello sterile attentato, quello al Centro di Cultura USA, eravamo a cena con l'ambasciatore tedesco e la sua consorte, invitati al ristorante dal suo proprietario, che aveva assistito al nostro spettacolo nel parco, davanti a 200 bambini, fra cui il suo.

La carovana poco dopo, deve risolvere il problema dei carnet de passage, sia per il Pakistan che per l' Iran e definire gli oneri per quello Indiano, che alla fine risultera’ il maggiormente importante.

Il Dr Malizia, uomo di onorevole gentilezza e perspicacia, di aiuta ad organizzare due spettacoli in un ospedale pediatrico, con bambini affetti da leucemia, e in un orfanotrofio, dove possiamo portare parole di gioco e conforto a bambini precocemente segnati dalla vita.

C’e’ anche tempo per una ulteriore perfomance televisiva, davanti a 5000 spettatori, nel palasport del villaggio olimpico, durante un intervallo della partita di Eurolega di basket fra la squadra ospite e i tedeschi del Bayern Monaco. Il nostro messaggio si diffonde nell’etere con la meravigliosa melodia della Ballata in “Fa diesis minore” di Battiato, performance di cornamusa e chitarre acustiche, spettacolo di Clown e mangiaspade col pubblico in delirio per questo folle circo nonviolento proveniente dall’Italia, e del tutto inaspettato.

Goreme (Turchia Anatolica), 8-15 ottobre.
Nel centro della Kappadokia, in uno scenario ancestrale di coni di tufo che spuntano titanici dal suolo desertico, in cui i popoli Ittiti l'hanno trasformatto e abitato, savarono tunnel, case, chiese e giardini pensili. Dentro affresci e incisioni bizantini, architetture di grotta, cicatricici iconoclastiche, mudra islamici e visioni pagane, in una perfetta babilonia culturale, dove l’importante non era cancellare ma sovrapporre, lasciando segni del passaggio precedente, quasi delineando la mappa storica del luogo, cosi’ a sestante dai processi sociali degli occupanti.

Il nostro approccio nonviolento alla dimensione umana si manifesta, anche attraverso il teatro di strada, I protagonisti di queste danze e musiche sono il Circo Girasole, Maurizio Serafini dei Mortimer McGrave, Viruta y Sudor e i giullari Blonde, Laksmy Fausto e Gheghe… e il grandissimo Borghi, oltre al cameraman a due teste con quattro videocamere che abbiamo comprato al circo di Belgrado.

Su questo altopiano magico passiamo dieci giorni, fra scuole, parchi, orfanotrofio comunale, nei bar nelle Theerie, nella strada di notte …in mezzo a tutti gli abitanti, coi quali e’ davvero facile stringere subito un rapporto di comica confidenza, unione e contatto culturale, vista la curiosita’ reciproca espressa.

Invitati a cena dal Sindaco, riceviamo gli auguri e un mazzo di fiori, come segno di stima e fiducia per il nostro progetto. Purtroppo il ritardo si protrae oltre le previsioni, anche se motivato dalle numerose attivita’ svolte, proprio ora che tutto andava bene, per sfumature burocratiche giustificabili coi timori delle ambasciate iraniana pakistana e le itaiane su questa rotta, e il timore che potessimo creare disturbo e confusione, a tutti i livelli socioculturali gestibili con l’ordine pubblico ordinario. Due settimane di incertezza, avvertita da tutti, la paura di rischiare cio’ che piu’ in quel momento ha un senso condiviso, non poter andare oltre, doversi fermare…tornare, chi sarebbe Cristoforo Colombo se non avesse trovato l’America rischiando la vita attraverso il metodo e la follia intuitiva di cui era padrone? Tutto per niente, almeno considerando lucidamente i rischi manifestati da giornali, ambasciate e organismi internazionale di tutela dei dirtti umani.

La marcia del sorriso procede veloce verso il Centro dell’Anatolia, attraverso immense praterie di grano e curiose conformazioni geologiche dai gentili profili, degni di Gaudi, come palle rotendeggianti dimenticate da scarafaggi stercolari in mezzo al nulla. In questo luogo di longeva memoria, ci fermiamo per alcune ora in un campo di nomadi Gipsy. La gente ci accoglie festosa e mentre alcuni di noi si fermano sul Bus e spiegano chi siamo e dove andiamo ai numerosi bambini accorsi, i musicisti si affrettano a prepare strumenti e costumi, con lo scopo di accellerare le formalita’ per presentarsi, essendo direttamente loro stessi.

Sfortunatamente, nonostante la maggioranza fosse propensa ad una accoglienza calorosa, quella che si suppone fosse la Principessa Gipsy, o la matriarca, sua altezza 125 cm dalla chioma bianca come le nubi, indomita perquote Sudor (il burattinaio argentino) sulla testa con un legno, probabilmente dicendo che le persone che lavorano non vanno distratte col circo. Mi immagino la musica non fosse di suo gusto, certo, mancava il violino!

Frontiera Turchia-Iran 18 Ottobre
Dopo questa meravigliosa avventura, di cui qualcuno porta un soave ricordo, altri lo stigma sulla nuca, ci incamminiamo verso la pazzasca frontiera con l’Iran, a 40 km dall’Iraq, sul confine culturalmente minato dall’intolleranza e materialmente pieno di dinamite...cos’e’ peggio? Comunque ci sottomettiamo alle asfisianti peripezzie burocratiche, degne di un’area di grande traffico d’armi, clandestini, alcool, droghe e ribelli.Due giorni per sbrigare pratiche al limite della legalita’, ogni funzionario pretende la sua quota di popolarita’ e la fa pagare sottobanco, ogni momento e’ incerto per la carovana, che sembra fino all’ultimo vicina all’essere rispedita a casa per mancanza di garanzie su : Chi siamo? Cosa facciamo? Dove andiamo? Questioni degne delle migliori risposte, ma il gap linguistico fa il miracolo...la notte i clown escono dal bus ed entrano a chiedere un po’ di farina nell’ufficio del funzionario di guardia. La sabbia e la noia, in una notte stellata, vengono soffiate via dal vento dell’arte travolgente, l’improvvisazione di Roland e Lapone apre il varco del pregiudizio, ora le maschere calano, il circo apre le danze, e lo fa nel modo piu’ cinico, col riso a crepapelle, il solletico all’improvviso.

Non ne sono sicuro, ma credo che quella performance abbia suggerito una conferma al progetto, e favorito il suo proseguimento. La verita’ a cui mi riferisco e che, a mio modesto parere, quando un militare toglie l’uniforme, corazza in cotone imperiale, si mostra ancora piu’ uomo, con le sue sofferenze che piombano all’improvviso a galla dopo una giornata al servizio dello Stato, in quel momento non e’ un soldato, ma uno spettatore desideroso di una risata. E proprio in quell’istante arrivano i clown, da dietro le quinte del deserto di frontiera, un luogo di non tempo, dove la clessidra sembra essersi dissolta in miliardi di frammeti, sconnessi, lascivi, vuoti.

Il giorno dopo, tutto e’ piu’ facile, in un attimo ci lasciano passare, inspiegabilmente e’ arrivato il permesso di transito dall’alto commissariato dei trasporti. Rotta verso Teheran.

Teheran 20 ottobre
Traffico infernale, che ci sputa fuori dopo delirio, tamponamento tragicomico, con la corrispettiva 126 iraniana, in una rotonda a doppio senso di marcia in un momento di Yoga. Overdose di tossine, e buhmm dodici metri su una 126, ma solo nei nostri timori di un istante. L'ambasciata non consiglia di proseguire.
Ci dirigiamo a Sud, il visto di transito detta i tempi rapidi per quest'area di confine culturale, dove le donne sono l'ombra del marito, e ne assumono anche la austere forma attraverso la negazione del proprio colore.
Ci viene negato il permesso di fare spettacolo, nelle strade e’ meglio non farsi notare, di giorno il digiuno imposto dal Ramadham diventa anche un digiuno emotivo. Forse qualcuno ha benpensato che lo shock creato dal nostro impatto sarebbe una indigestione in piena anoressia: l’Ambasciata Italiana a Teheran, luogo di indicibile scortesia e disinteresse ci aveva avvertito! La fiera del pregiudizo e’ appena cominciata e gia’ si mostra nella sua versione piu’ bella.

Yatz (Iran) , 21 Ottobre
Citta' verde, piena di cortesia, dove la differenza ha comunque una distanza, l' identita' si nega con un velo, e qualche volta ci si dimentica persino di vederle. Ma ovunque delfini disegnati, balene, piscine con bambini trasformano lo scenario in un mille e una notte. Le uniche donne a volto scoperto, sono disegnate su questi muri, nel parco, forse specchio di pregiudizi religiosi, limitazioni dei diritti individuali per un culto machista confuso come cultura. Nell’esagerazione di questa assenza, fondamentale, attorno a noi, vale a poco lo sconforto, e vale la pena ripartire, poiche’ oltre allo constatare, nel rispetto del nostro credo, solo una denuncia di vergogna ha senso, e niente piu’, poiche’ cio’ che vorremmo davvero fare, verrebbe frainteso con cattiva intenzione, mal interpretato...scatenerebbe violenza.

Bam (Iran), 23-26 Ottobre
La citta' terremotata a Dicembre 2003, implosa, cosi' come solo una montagna di sabbia che collassa, puo' diventare. E' in atto una lenta ricostruzione..i turisti hanno smesso di venire, e questo aggrava l'economia, la zanzara ha smesso di succhiare, proprio quando il sangue e' malato. Alcuni di Loro rigettano la nostra presenza, troppo vistosa, ma l'apparenza cessa di agitare gli istinti, solo una presentazione lenta e meditata ci facilita’ il contatto.

Spettacolo in strada...e' festa a Bam, fra la gente, che raccontando del terremoto (bselsebe in lingua farsi) nel momento in cui la terra' si e' scrollata via la noia, concedendosi un risveglio dopo secoli di torpore. 30.000 gli amici comuni persi, da 35.000 persone in toto. Tutti hanno perso tutto, rimane il niente da condividere, il popolo esprime grande forza, unita’ e spirtio di fratellanza.

La passione in questo posto e’ infinita, il nostro progetto si concretizza in questo luogo come in nessun altro luogo, il gruppo offer spettacoli gratuity per 3 giorni, nei quail ognuno e’ stato ospitato in differenti costruzioni dell’accampamento allestito dalla Croce Rossa Internazionale (mezzaluna rossa) che ha lasciato l’area da tre mesi, si sono prouccupati di ricostruire la banca, mezza moschea e poco altro davvero. La popolazione e’ abbandonata a se stessa, sotto il sole cocente le rovine di una citta’ sepolta da detriti di una gloria che fu prima militare, poi turistica, ora non offre molto. Gli abitanti si cibano di oppio che fa passare la fame, solo poche pecore e tre cani, camminano rassegnati fra la polvere e i rifiuti che lentamente si accumulano.

Non possiamo fare molto piu’ che ascoltare, le infinite storie di morte, desolazione, abbandono e bugie dal governo di cui sono improvvisamente diventati vittime.

Possiamo solo consegnare cio’ che il Funzionario Zappoli del Comando provinciale di Bologna dei Vigili del Fuoco, e’ riuscito a raccogliere per loro: taniche, scale, tende, potabilizzatori d’acqua, coperte, scaldavivande, un frigorifero da campo.

Lasciamo Bam, in perfetta armonia, con una promessa, torneremo presto e con piu’ aiuti, questo e’ uno di quei luoghi dove, in questo lungo viaggio, sembra che la necessita’ di ascoltare stando immobili, come una roccia nel deserto, sia quasi una forma fisiologica di recepire la verita’. Loro, che non hanno piu’ nulla, nemmeno le radici con la storia, sono la stessa voce del deserto, sopravvissuta al caos, alla disperazione di una catastrofe.

Pakistan, 26-31 Ottobre
Partiamo due giorni dopo, essendo alla frontiera col Pakistan, avvertiamo l’aria pesante militarizzata, voci di bande armate e le incertezze piu’ vicine dei 40 km geografici, che mancdano all’ Afghanistan…mine attorno a noi sui monti, nemmeno farse due passi puo’ essere salutare, conviene partire, ci suggeriscono tutti, superare il Belujistan (600 km deserto e montagne) rapidamente, in ogni caso mai fermarsi, il nemico invisibile, secondo I funzionari, ci aspetta da sempre.

Ci mettono un militare a bordo, Shermoon, che ci guida pigramente, sveste l’uniforme da soldato e si rivela ben presto un fidato compagno di viaggio, grande humor pakistano, dai continui sguardi compiacenti per mimetizzare l’inglese biscica sempre tabacco, mostra l’amore per la musica, condivisa nel bus con gli altri. La dedizione alla sua uniforme lo porta ad indossarla continuamente, ininterrotamente per 7 giorni, nonostante il caldo e il nostro divertito dissenso.

Scenari apocalittici sulle strade piu’ difficili, mai viste, nemmeno Africa o centro-America offrono rischi cosi’ elevati, la follia collettiva e’ estrema, la guida ne e’ un abile strumento di ribellione come sfida tribale per differenziarsi, emergendo dall’invisibilita’. Molti di loro lavorano e vivono in carovane di trasportatori, a bordo di camion affrescati di immagini sacre e pavoni, fiori e montagne, carichi oltre il triplo del loro volume, sulla strada sono padroni dello spazio, precari ma incredibilmente coraggiosi, in mezzo alla polvere, alla sabbia e alle frane di alta montagna. Quanti pericoli abbiamo vissuto, ma Fausto e Andrea, che si alternano alla guida, sembrano non temere nulla, tranne il buio e i camion senza fanali.

Ancora da Lahore a Quetta, attraverso sterminati campi di cotone, di cui il Pakistan ne e’ terzo produttore mondiale, e’ meraviglioso accorgersi di come tutto sia concentrato su questo fiore: economia, arte, tessuti, ornamenti, profumo, colori.

La polizia comincia a starci addosso, scortati in ogni tratto da una camionetta armata, tengono lontani i curiosi con la verga, gli spontanei approcci con lo scudo di un mitra, in realta’ una farsa politica, secondo me, nessuno che abbia avuto atteggiamenti contrari alla tentazione saggia di conoscere, o che andassero oltre il desiderio di stringere una mano per dare il benvenuto ad uno straniero, col bus cosi’ colorato, da cui scende vestito da clown, in un cosi’ diverso modo di essere identici.

Sinceramente troppo scortati!! E’ il pensiero condiviso, dobbiamo liberarci dalla morsa che gioca con la diffusione del senso del terrore, non giustifichiamo i loro intenti, ma ne comprendiamo le motivazioni culturali. Cosi’ strettamente tribali, elitari e autoritari.

Rajampur (Pakistan), 2 Novembre
Sfuggiamo solo in parte alla loro vigilanza armata, sembriamo essere i leoni di un circo, venerati ma prigionieri di un custode, scomodi ospiti ma di cui puo’ divertire sfruttare la popolarita’, costruita attraverso una falsa immagine di cio’ che rappresentiamo in realta’.

Riusciamo ad andare al circo pakistano (Luky Irani Circus) con alcuni strumenti e costumi, qualcuno di noi riesce a infilarsi dietro al tendone, in mezzo ai protagonisti, fra cavalli, nani, acrobati incredibili, ma e’ subito il capo, grasso fiero potente e dal bel viso compiaciuto che ci accoglie in maniera pomposa nella sua tenda salotto, con la sua guardia personale, nella sala regia seguiamo l’inizio dello spettacolo, conosciamo i direttori, la sua famiglia, parliamo del circo italiano e pakistano, parliamo del nostro progetto e ci chiede di presentarlo al pubblico.

Fausto davanti alla folla, si presenta come messaggero di nonviolenza fra l’ovest e l’est dell’Eurasia, attraverso l’arte di strada, lo fa in italiano, la gente mormora, solo poche attimi per la traduzione del messaggio, provocano l’eccitazione del pubblico, la condivisione a’ alta…un bel momento per la carovana, in uno scenario di almeno due secoli fa …rispetto al nostro metro comune europeo.

Siamo ripagati da numeri di grande vertigine e tensione emotiva, la simbiosi con lo scenario e’ altissima, e capiamo il senso del circo tradizionale, in un luogo del genere.

Frontiera Pakistan-India, 3 Novembre
Quello che sembra essere un finale scontato, giustamente meritato, dopo la lunga Marcia Sorriso occidentale nel cuore dell’Islam nel mese della catarsi, in realta’ nasconde l’insidia della burocrazia di frontiera. Siamo costretti a proseguire a piedi, vista la non disponibilita’ di un carnet de passage promesso in passato da funzionari doganali, poi volatilizzatosi fra i computer e i fax indiani.

La frontiera e’ ben controllata da gendarmi indiani e Pakistani, su questi border line indu-islam sono inflessibili, quasi per logiche e spontanee provocazioni reciproche, le rispettive dogane sembrano essere entrate in un turbillion di regole e personalismi: il Bus non puo’ stare ne dall’una ne dall’altra parte…la spietata mentalita’ di frontiera ha raggiunto qua il limite. Troviamo un compromesso, parcheggiamo il Bus in un deposito, sotto sequestro, e abbiamo 60 giorni per venirlo a prendere. Dopo 8948 km

Carichiamo molte cose, I quadri dell’esposizione in primis, sono il nostro testimone di arte di nonviolenza, sara’ il regalo per la fondazione Gandhi, a New Delhi. Ci aspettano da tempo, i nostri contatti con loro risalgono all’inizio del 2003, quando vennero gettate le basi organizzative per lo sviluppo del progetto.

New Delhi 5 Novembre
Dopo quasi due mesi di viaggio, otto frontiere e 9267 km di viaggio il progetto raggiunge il suo scopo. Ci accolgono in ordine: Centro di Cultura Italiana di NewDelhi, e il suo delizioso staff; la Fondazione Gandhi presso il Museo Mondiale della Nonviolenza e la presidentessa Savita Singh.

Queste organizzazioni ci accolgono meravigliosamente, dandoci la possibilita’ di parlare di Occidente e Nonviolenza presso l’Universita’ di Newdelhi, dove incontriamo Tara Gandhi che ci invita a casa sua per una cena privata. Lei, nipote del Mahatma, possiede un ottimo italiano e questo rende l’atmosfera semplicemente unica e famigliare, dopo due mesi in cui la lingua era diventata un optional, ma la spontaneita’ dell’arte e la motivazione nel comunicare erano gli elementi dominanti e principali forme espressive, ora a Delhi, sembra chiudersi un cerchio comniciato a percorrere due mesi fa, a Perugia.

Gli artisti prendono parte singolarmente a un network di attivita’ sotto la bandiera della nonviolenza. La Marcia del sorriso arriva nelle scuole elementary di NewDelhi, in cui anche il Maestro Buthon Jean Daniel Frichet si unisce alla Carovana. Viene allestito uno spettacolo di burattini dove Fausto, Viruto e Sudor, gesticono per una settimana un laboratorio gratuito in un centro sociale della Old Delhi, messo a disposizione dal Centro di Cultura Italiana. L’adesione e’ alta, vista la immensa forza creativa del popolo indiano, in quest’area desolata della citta’.

Vituta e Sudor hanno alle spalle laboratori del genere in Chiapas presso il Caracol Zapatista di Oventic, dove rimasero per tre anni a fare scuola ai piccoli Maya Zapatisti delle comunita’ de Los Altos, e Burkina Faso, nella capitale. Questi due artisti argentini stanno percorrendo la Marcia del sorriso attraverso il mondo, e i loro spettacoli hanno ormai sfiorato centinaia di scuole in tutti i continenti. Maurizio Serafini, cura la rassegna fotografica sul pioniere maceratese Tucci, e i membri del Circo Girasole, Roland e Andrea , si esibiscono nelle piazze di NewDelhi con grande forza empatica e mille applausi per i clown.

Gheghe si cimenta nella raccolta di fotografie per la galleria dell’Associazione Culturale di Perugia, Andrea Niccolai scieglie la rotta autonoma dell’Himalaya per arricchire di bozze e visioni la galleria di quadri di Alia e confrontarsi con le popolazioni ospiti come individuo, per elaborare gli insegnamenti che un viaggio di questa portata dona all’avventuriero, attraverso il coraggio del suo credo e la decisione delle sue azioni.

Alia e la Marcia del Sorriso 2004