Marcia del sorriso 2006
Da Capitini A Gandhi: "Una Strada Per La Nonviolenza"
Premessa
L’attuale momento storico, caratterizzato dal proliferare di guerre sempre più complesse e di scontri tra popoli e Stati, vive il problema di recuperare uno spazio di agibilità per la proposta politica della nonviolenza. In questo contesto e al fine di rendere concreta questa intuizione, abbiamo volto l’attenzione al pensiero del filosofo Aldo Capitini che attraverso le opere, ma soprattutto attraverso la sua esperienza, ci ha fornito un chiaro esempio di come si possa parlare all’uomo singolo e raggiungere così l’umanità intera, senza pregiudizi e distinzione alcuna. Chiede all’uomo di svegliarsi dal torpore della contemporaneità (scrive nella prima metà del novecento), lo esorta a far proprio il concetto di possibilità, e così facendo diviene di fatto uno dei precursori dell’esistenzialismo, una sorta di educatore di coscienze capace di spingere il singolo alla propria liberazione da ogni tipo di condizionamento istituzionale, sia esso religioso o culturale in senso più ampio. Egli resta cioè coi piedi affondati nel terreno della politica ma col cuore immerso nel mondo dello spirito, e trova forme d’espressione assolutamente nuove nel primo di questi due campi, e sviluppa un senso di comprensione e di tolleranza assai raro nel secondo di essi. Il suo è un messaggio d’amore e di fratellanza che invita l’uomo ad aprirsi all’altro e a cercare nelle pratiche quotidiane una via d’uscita alla crisi morale che avvolge la civiltà occidentale.
L’uomo è l’oggetto dell’analisi del Capitini, ma diviene anche la risposta alla decadenza del periodo in atto. Ispirati, uniti e mossi dagli insegnamenti di quest’animo nobile, vogliamo ora rendere l’uomo, con le sue arti e con le sue esperienze, un simbolo culturale in movimento nel mondo, portatore di un messaggio di nonviolenza e amore. E’ nostra intenzione ricordare ancora una volta che sono la combattività, la fermezza, la tenacia e il coraggio le virtù di chi pratica la nonviolenza e che tali qualità non devono mai scadere in un atteggiamento statico, arrendevole e rassegnato, associato erroneamente all’ideale di nonviolenza da parte di chi non ha saputo digerirlo. Con la ferma convinzione che è l’uomo a doversi mettere in movimento e divenire messaggio, proprio l’uomo, al quale in questo momento appare ostacolato il diritto al movimento, noi lo promuoviamo come l’attore principale di quegli scenari già così agilmente percorsi dalle merci e dal denaro, vuoti simulacri cui il superamento delle frontiere appare ben più agevolato. E alla conquista di quegli spazi, e con l’intento di generarne nuovi, esportiamo l’uomo e la sua coscienza alla ricerca di aree fertili dove piantare i nostri semi della nonviolenza.“Una strada per la nonviolenza” è dunque un viaggio in cui gli uomini investono questo ideale e ne divengono il tramite, un viaggio quindi dove è l’uomo il vero motore delle risorse in atto.
Il punto di partenza è senza dubbio l’Umbria, regione in cui noi operiamo e patria di Aldo Capitini, il quale, oltre che educatore al senso civico, fu promotore della prima “Marcia per la Pace e la Fratellanza dei popoli” che si tenne il 26 settembre 1961, da Perugia ad Assisi. La nostra marcia ha lo stesso punto di partenza, Perugia, ed il suo punto d’arrivo è Delhi, alla ricerca di un collegamento tra l’opera di Capitini e quella di Gandhi, cui lo stesso Capitini è legato nel pensiero come da un cordone ombelicale. L’esempio di Gandhi è la più vistosa dimostrazione di come l’ideologia della nonviolenza possa rivelarsi efficace portatrice di risultati straordinari, come nel caso del popolo indiano, che ha ottenuto la libertà dall’oppressione colonialista attraverso una condotta di coerentissima ed esemplare nonviolenza. Quella che proponiamo è una marcia di uomini e di pensieri, che attraverso un itinerario didattico e culturale collegherà Perugia a Nuova Delhi, in India, ricercando durante tale viaggio il contatto con le popolazioni dei luoghi che andremo ad incontrare, utilizzando le performance artistiche, i dibattiti strutturati ma anche la spontaneità quotidiana come un’occasione di rilancio dell’idea e della pratica della nonviolenza.
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Presentazione del progetto
Presentazione della MARCIA DEL SORRISO 2006 (luglio 2006)
Ancora una volta, il gruppo Alia cerca un percorso che possa unire uomini divisi da concetti territoriali e politici differenti, per condividerne la cultura, la storia e la religione, nell’auspicio che tra di essi possa attuarsi un processo di amalgama intellettuale, e ancor più di unità spirituale.
Con ventisette anni di attività alle spalle, il gruppo Alia è ormai adulto e armoniosamente integrato nelle sue molte componenti. L'eterogeneità delle figure e l'omogeneità della spinta motivazionale creano un fenomeno artistico poliedrico in grado di dimostrare ovunque il principio dell'universalità dei linguaggi comunicativi dell'arte umana, usati per diffondere l'attenzione verso un approccio all’esistenza consapevolmente e invulnerabilmente nonviolento, nelle sue varie espressioni e manifestazioni. Ossia un pacifismo fra gli elementi naturali che non indietreggi mai di fronte all’ingiustizia e all'oppressione, così come ci è stato insegnato da grandi maestri del passato.
In base alle esperienze precedenti del gruppo siamo certi di poter sviluppare questo progetto in luoghi dove la povertà spinge i deboli alla violenza, facendo loro dimenticare che è la forza etica di un popolo a risolvere la precarietà, e non l'improvvisazione individuale (non progettuale, temporanea e fine a se stessa). Questo concetto, paradossalmente, viene compreso meglio in quei luoghi dove la violenza è vissuta ancora come colpa del singolo socialmente deviato, e quindi con vergogna, in luoghi dove il tessuto sociale è ancora preservato da logiche eccessivamente opportunistiche, e la vitalità dei bambini spinge gli adulti a essere continuamente maestri di vita, per non tradire gli insegnamenti tramandati da sempre e quindi le aspettative verso se stessi.
"Da Capitini a Gandhi, una strada per la nonviolenza" prevede una carovana, che nell’edizione 2004 fu composta da un pullman (da 52 posti, camperizzato), due furgoni e una moto apripista, con a bordo i membri del gruppo artistico, ed eventualmente ospiti esterni decisi dagli sponsor finanziatori.
Il progetto ripartirà l'11 settembre 2006, a cinque anni esatti dall'esplosione mondiale di quel conflitto che è stato visto da molti come uno scontro fra due macro-culture, occidentale ed islamica. Una data scelta simbolicamente nella speranza di poterla ricordare anche per avvenimenti legati all'arte della nonviolenza e, interiormente, come punto zero di una neogenesi, e non come la fase finale di un'apocalisse annunciata dai presunti profeti moderni. È nostra idea clamorosamente ambiziosa che proprio queste tremende tensioni che si respirano dall’una e dall’altra parte possano far sorgere negli uni e negli altri nuove domande, possano portare alla scoperta e all’accettazione, alla curiosità e ad un vero avvicinamento dell’altro, ad un suo approfondimento e riconoscimento.
La Carovana Nomade Alia coprirà circa novemila chilometri fra l'est Europa, la Turchia, l'Iran, il Pakistan e l’India, per giungere a Nuova Delhi dopo circa 50 giorni di viaggio, compiendo un vero e proprio tour di almeno 20 tappe sulla rotta prevista, incontrando le compagnie artistiche e le popolazioni locali. In accordo con le autorità locali ci esibiremo gratuitamente nelle piazze e nelle scuole dove saremo ospiti graditi per sviluppare il nostro progetto di mediazione culturale fra la comunità nostra e le ospitanti, attraverso l'arte di vivere vivendo d'arte, il tutto allo scopo di ridurre i pregiudizi sociali e trasformarli in curiosità e scambio.
La partenza da Perugia è un sentito omaggio verso la città nella quale visse Aldo Capitini, città in cui maturò il proprio pensiero del quale ancora oggi conserviamo un’evidente traccia, soprattutto sull'asfalto che va da Perugia ad Assisi, tracciato che in 45 anni è stato percorso da milioni di uomini e donne che hanno manifestato e tuttora manifestano, con un appuntamento rinnovato di anno in anno, il proprio dissenso alle guerre attraverso un pellegrinaggio che termina nella città che fu cara a un'altro grande pensatore mistico, Francesco d'Assisi. E proprio nell’intento di smussare le illusorie barriere religiose che oppongono le diverse confessioni, oltre ad Assisi, uno dei centri magnetici della cristianità, la carovana sosterà tra le tante tappe anche a Konya, in Turchia, dove renderà omaggio a questa città che ospita la tomba del poeta islamico Jalaluddin Rumi (“il pazzo di Dio”), considerato il più grande mistico della letteratura mondiale, e a Rishikesh, la “capitale” mondiale dello yoga, unendo così simbolicamente le tre correnti di pensiero mistico-religioso più incidenti, per lo meno in quantità, nel mondo.
Proporremo performance multisensoriali dove una parte di noi, soprattutto gli educatori e i pittori, stimoleranno la fantasia dei bambini delle comunità sul tema della pace. Le piazze e i teatri saranno animati dal Circo Girasole, che annovera tra le altre un'esperienza cinematografica in "Pinocchio" di Roberto Benigni; dai burattinai; dal trampoliere-mangiafuoco; dai musicisti, tutti uniti in una rappresentazione che coinvolgerà il pubblico. Baseremo la sceneggiatura sul pensiero di Capitini, sulla sua vita, sulle teorie della Religione Aperta e della Realtà di tutti; intrecceremo rituali sacri collettivizzando il concetto di spiritualità in chiave teatrale ed estetica, il concetto di ricerca della verità nella propria interiorità e nella relazione con gli altri, la compresenza del bene e del male, la logica capitiniana basata sull'amore che colma gli errori, la drammatica scissione interiore sempre presente nei malvagi che aiuta a comprendere l'impossibilità di creare distinzioni e quindi la lotta dell'essere contro i limiti personali, naturali e storici. Rammentiamo e prendiamo coscienza dell’immensa ricchezza della visione capitiniana dell’individuo custodita già solo in un passo in cui egli ammette di riconoscere “qualche cosa di sacro pur nell’esistenza dell’uomo più malvagio, qualche cosa che è superiore a lui, alla sua malvagità”.
Il progetto comprende anche un corso di sensibilizzazione nelle scuole sul tema della nonviolenza e il culto della pace, svolto da educatori, filosofi e professori delle scuole superiori del territorio dalla durata complessiva di sei mesi.
